cenni musicali. Raccolta solo indicativa con infinita serie di omissioni forzate e ordine casuale!

venerdì 5 giugno 2009

Post n°15: Il Genio (Parte Terza)

Lo abbiamo lasciato sommamente felice. Lo recuperiamo come Forza. Ancora una sorpresa, la Signoria Vostra era già stata avvisata su quanto imprevedibile potesse essere la melodica complessità del Genio. Adesso lasciamo il Genio a gioire della propria sconfitta. Passiamo alla vetta. La vetta è immobile, come ogni vetta. Ancora una volta dovrà essere il Genio a muoversi. Vi arriverà. Tornerà indietro. Morirà. Ennesimo viaggio inutile.

La vetta del monte creato dal Genio assume del Genio le fattezze, plasmata dal suo sorriso di ferrosa pienezza, la soddisfazione che crea.

Guardate adesso il Genio che si arrampica. E guardate adesso il Genio che intanto crea, ancora. Guardate bene il Genio che ha creato vette e non ha creato scale, guardate il Genio che si arrampica, le mani rosse di sangue, lo stesso sangue con cui la vetta continua a salire. Osservate il Genio scalare e la montagna crescere di pari passo. Osservate il dio che non riesce a scalare se stesso, osservate il sangue del Genio che si solidifica, roccia che bacia nuova roccia. Guardate questo folle appeso per le viscere a una montagna, guardatelo adesso. Non viene voglia di salvarlo? Guardate quel sangue che cola e quella vetta che raggiunge l’etere e ne scopre il vuoto, riempiendolo. Guardate adesso e scegliete la sua fine: niente cambia, sale lui e sale il monte. Cade sangue. Cade dolore. Questo cambia.

Non viene forse voglia di salvarlo?

Guardate quel sangue. Guardate quella Forza. Guardate il sangue che diventa Forza. Poi guardate il viso. Guardate il viso del Genio. Ancora una volta.

Il Genio ride.

Così richiama. Andate voi tutti, andate, correte voi tutti ad arrampicarvi. Seguìtelo, seguite il pazzo, seguite il Genio. Correte così, lodate il Genio. Lodate il suo riso. Fiorisce la roccia, cresce. Ormai la vetta non si vede più. E più alta è la vetta, più denso il vostro sangue, più largo il sorriso. Il Genio scala, osservatelo, non gli interessa dei cori dietro di lui, il Genio vuole solo scalare. Ma è tardi ormai.

Intanto il cielo, fermo e vuoto, li osserva. Silenzioso.

Adesso si girano verso di me, mi scrutano. Mi odiano.

La Rabbia innalza ancora la vetta. Non viene forse voglia di abbatterli?

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