Se solo esistesse ancora la capacità di formulare una qualche ipotesi su di noi, la quantità infinita di quell’interrogativo riuscirebbe addirittura a scoprire i segni indelebili della nostra palese intelligenza. Plasmare un’azione sul pensiero è passato, è sabbia, cenere di qualcosa che non ha mai bruciato. Oggi, l’uomo che fu Genio, plasma i propri pensieri di plastica su azioni altrui, e questo è il segreto svelato del nostro decennio, di quello precedente, presumibilmente di molti di quelli a venire. Crescita ed Evoluzione sono termini, mezzi per arrivare al nostri stato brado: l’uomo che costruisce sé stesso a partire da inutile e finita cenere. Schierarsi con il niente o contro di lui, dalla parte di un niente diversamente colorato. Il sorriso di questa vittoria si nasconde dietro la sua dedica a un dio qualunque, anche il peggiore. Quello tangibile o quello etereo, è indifferente, purché sia uno degli infiniti dei in potenza. Quello del niente, o contro di lui, nel niente.
Esiste un momento in cui la luce si trasforma in buio. Deve esistere quel momento, è l’attimo di cui nessuno si accorge, però deve esserci. Conosciamo la luce e conosciamo il buio. La sfumatura centrale è un interrogativo. Bene, in quel momento esatto vive l’uomo che ha capito il proprio potere immenso. Il resto: io, voi. E’ solo un gregge.
E’ il nostro gregge che decade sotto parole, parole spese, parole estese, parole perse. Parole che implicano pensieri e pensieri che implicano nuove parole non pensate. Paradossi. La nostra volontà si piega ai profumi tetri della normalità che arde.
Perdersi nel deserto è normalità pura, fuoco che scioglie sé stesso. Ma il segreto è semplice: guardare solo i propri occhi. Niente specchi, quello è un vecchio gioco: solo i tuoi occhi a guardare i tuoi occhi. Ecco il fuoco che domina il mondo. Pensiero puro, volontà. Che arde.
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