Partì di domenica con gli occhi fissi su quell’inerme involto fra le braccia di una donna che era la sua, pensando alla misura in cui la sopravvivenza alla distruzione avesse vinto all’interno di quell'involto in quel solo istante, a quanto lo avrebbe fatto in futuro, fin quando, con quali modalità e con quante eventuali perdite, quali compromessi. Lasciò libero lo sguardo ché il mare inghiottiva il cielo e nient’altro in ogni direzione, si accorse allora di respirare un profumo pulito che già rammentava infiniti silenzi di assenze in vite a lui vicine, infiniti istanti in cui non sarebbe rimasto impresso, ricordi cui non avrebbe preso parte se non esso stesso come ricordo. La lunga distesa lo aspettava, avrebbe dovuto affrontarla con le proprie braccia e quell’unica fotografia di tutto ciò che aveva appena lasciato alle proprie spalle, a sciogliersi in parallelo col suo scorrere sulle acque. Senza punti di riferimento, l’immensità della sua prigione lo stringeva, e voltandosi poteva vedere solo altre increspature dorate al cospetto del sole, con la foschia che dipingeva tutto il resto. Così passarono i mesi, furono lenti, silenti, cosparsi generosamente di sguardi alla distesa e poi a quella fotografia, ai suoi bordi ormai sgualciti e al suo centro ancora intatto che lo attirava, che nutriva la tristezza frenando quell'insano viaggio solitario.
Quandò la lasciò cadere in mare cercò di non guardarla più per non correre il rischio di vedersi tuffare in mare per rubargli quella salvezza che ormai era sua, sua per sempre. Le dette le spalle e si concentrò come mai era riuscito a fare fino a quel momento. A centinaia di chilometri seguiva la propria strada quella fotografia danzando carezzevole alla luce del sole che sembrava volerle indicare la rotta, mentre le braccia lavoravano con rinnovata potenza, con una tristezza che venne prima accompagnata dal rumore docile e puro del mare, poi sovrastata, sconfitta e umiliata, annientata: quel rumore entrò ovunque, più del sole, più del profumo con cui, alleato, occupò il posto dei sensi, dei ricordi che diventarono mare, che diventarono metri invisibili, uguali ai successivi. Passarono mesi nuovi, le mani ingiallite, la barba che si allungava come il tempo che fingeva di rimanere immobile a farsi modellare. Osservava quel paradiso obbligato, sentiva la propria barca colpire altre minuscole onde come esse stesse fanno fra loro, sentirsi parte di quel tutto apparentemente perfetto, un insieme di movimenti minimali che creano armonie, poi melodie, poi tutto ciò che può costituire un mondo. Non sentiva più un profumo pulito e salato che non fosse il proprio, non sentiva rumore che non fosse provocato da lui e da quel tutto, che ormai erano la stessa cosa. Cominciò a chiedersi su quale spiaggia avrebbe concluso il proprio Perché, se quello sparire sdraiandosi su un letto in cui sprofondare e sparire asciugato dal vento, se tutto questo sarebbe riuscito nel modo giusto. Avrebbe trovato la propria spiaggia e solo quella, una spiaggia su cui finire, su cui concludersi, su cui appoggiarsi e poi osservare il resto del mondo cercare come lui aveva fatto.
Vide terra, era estate. Niente spiagge. Per cento notti rimase nel porto sulla propria barca, piangendo. Vide passare un pezzo di carta sotto di sé che danzava carezzevole sull’acqua, sporgendosi riuscì a prenderlo. Una fotografia: un bambino piccolo, una donna. Vita altrui, vita di chi costruisce famiglie. La gettò di nuovo in mare.
Quando decise di scendere dalla barca le lacrime erano finite da giorni, si incamminò con difficoltà senza voltarsi, dando le spalle a sé stesso, a quel mare. Lo avrebbe rivisto solo venti anni dopo, la sua barca ormai sparita dal porto e dai ricordi. Lo avrebbe guardato stupito, una distesa fresca e affascinante: un profumo nuovo, pulito, un rumore docile e gentile. Vita altrui, vita di chi osa fra le onde. Si sarebbe girato ancora una volta, senza ricordare di averlo già fatto in passato, senza neanche notare quel pezzo di carta che ancora lo aspettava ai piedi del porto, nello stesso punto in cui era stata gettata venti anni prima, per riportarlo alla spiaggia su cui avrebbe dovuto concludersi.



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